Se Dr. House fosse un film di Chabrol

Sono l’unico a trovare i dialoghi in Dr. House insopportabilmente verbosi, di una prolissità compiaciuta (ed artatamente “alta”) e spesso svincolati dal filo della narrazione come una zattera persa in alto mare?

Dr. House, a mio parere, soffre (o, per meglio dire, si giova) della “sindrome dei Dream Theater” (o “sindrome di Elio e le Storie Tese”, per ragioni similari): come lì lo stupore di alcuni per la presenza di strutture articolate nella musica di una band di heavy metal ingigantiva l’effettiva articolatezza di quelle strutture (e la qualità complessiva della proposta musicale), così nel serial statunitense lo stupore per dei dialogo articolati in un prodotto televisivo fa perdere di vista l’effettiva qualità di quei dialoghi (e del serial tout court).

Immaginate se in una pellicola, per dire, di Chabrol venissero inseriti scambi di battuti simili a quelli gettati a man bassa in Dr. House: tutti lì a dire “basta con questo stantìo cinema europeo, che non sa neanche scrivere dialoghi decenti senza appesantirli fino allo spasimo. Aridatece i telefilm ammericani!”.

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